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STUDIO LEGALE TRIBUTARIO CARETTA

Associazione tra Avvocati

Così ha precisato la Suprema Corte con sentenza n. 652/2020 del 4/03/2020 sul ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Brescia avverso la sentenza del 21/06/2019 del Tribunale di Bergamo.

Infatti, nel caso in esame, il giudice di merito aveva disposto, nei confronti di due soggetti, imputati in concorso della contravvenzione di cui all’art. 712 c.p., il non doversi procedere per particolare tenuità del fatto. Tale istituto, rubricato all’art. 131 bis c.p., è stato introdotto nel nostro sistema dal D. Lgs. 16 marzo 2015 n. 28 proprio con uno scopo deflattivo (nel caso in cui venga applicato in fase di indagini preliminari) e di riduzione dell’impatto della pena nei confronti di soggetti che hanno posto in essere condotte che di fatto non meritano una punizione da parte dello Stato e che, anzi, a parere di chi scrive, porterebbero al contrario ad un carico di spesa a carico dell’erario in ordine alla fase esecutiva del procedimento e/o al ricorso ad altri possibili due gradi di giudizio.

La Procura Generale lamentava che l’oggetto dell’acquisto incauto fossero due city bike di marche prestigiose e per questo di significativo valore commerciale acquistate a prezzi irrisori. Il Giudice ha provveduto all’accertamento, allo stesso devoluto, del valore particolarmente tenue della cosa oggetto dell’incauto acquisto. La Corte rigetta il ricorso in quanto agli atti non esiste alcuna prova che possa far ritenere, al contrario di quanto prospettato dal giudice di merito, che il bene avesse un “significativo valore commerciale”.

Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione ritorna sul controverso assoggettamento a IMU dei fabbricati rurali confermando il preminente rilievo dei dati catastali; il fabbricato accatastato come rurale è escluso dalla nozione di fabbricato ai fini impositivi.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 10283 del 12 aprile 2019, conferma il maggioritario orientamento di legittimità in tema di I.C.I. (ma applicabile anche all’I.M.U. visto il rimando normativo) dei fabbricati rurali secondo cui per la dimostrazione della ruralità dei fabbricati, ai fini del trattamento esonerativo, è dirimente l’oggettiva classificazione catastale con attribuzione della relativa categoria (A/6 per le unità abitative, o D/10 per gli immobili strumentali); sicchè l’immobile che sia stato iscritto come “rurale”, in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti previsti dal D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, art. 9 non è soggetto all’imposta, ai sensi del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 23 comma 1 bis.

Diversamente, qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale (di non ruralità) è onere del contribuente, che invochi l’esenzione dall’imposta, impugnare l’atto di riclassamento per la ritenuta ruralità del fabbricato, restandovi altrimenti quest’ultimo assoggettato; allo stesso modo, il Comune deve impugnare autonomamente l’attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10, al fine di poter legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricato all’ICI.

Si tratta di orientamento che era già stato fissato dalla sentenza SS.UU. n. 18565/09, cui hanno fatto seguito innumerevoli pronunce di legittimità (Cass. nn. 7102/10; 8845/10; 20001/11; 19872/12; 5167/14); più recentemente confermate da Cass. n. 16737/15, Cass. 24892/16, Cass. 2803/2019.

I giudizi di Piazza Cavour però precisano anche che l’orientamento di legittimità così delineato non è scevro da alcuni precedenti di segno contrario (v. Cass. 16973/15; 10355/15; 14013/12 e talune altre), secondo i quali l’esenzione dall’ICI dovrebbe venire riconosciuta in ragione del solo carattere di ruralità concretamente rivestito dall’immobile (nel senso, ricordato, di strumentalità all’esercizio dell’attività agricola), a prescindere dal suo classamento catastale.

Si tratta però di un orientamento che i Giudici di legittimità hanno ritenuto di disattendere perché non basato su una revisione critica del problema tale da poter superare quanto già affermato dalle SSUU del 2009 che si siano fatte carico anche dei profili di jus superveniens riconducibile soprattutto all’emanazione di una norma di natura interpretativa, l’art. 23 comma 1 bis del D.L. n. 207 del 2008, secondo cui: “… il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. a), deve intendersi nel senso che non si considerano fabbricati le unità immobiliari, anche iscritte o iscrivibili nel catasto fabbricati, per le quali ricorrono i requisiti di ruralità di cui al D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, art. 9, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio 1994, n. 133, e successive modificazioni“.

Nel prendere in esame quest’ultima disposizione, le SS.UU. hanno tratto argomento per affermare come la disciplina sopravvenuta abbia ulteriormente reso imprescindibile la rilevanza, ai fini Ici della classificazione catastale; al punto che l’obiettivo di sottrarre il fabbricato strumentale all’imposizione di un tributo è stato perseguito dal legislatore mediante, non già l’esenzione dalla classificazione in categoria catastale di ruralità, bensì – e più in radice – attraverso l’espunzione di tali unità immobiliari, così accatastate, dalla nozione legislativa medesima di fabbricato.