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STUDIO LEGALE TRIBUTARIO CARETTA

Associazione tra Avvocati

Il 17 marzo 2017 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 la legge 8 marzo 2017, n. 24 recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie“, approvata dal Parlamento il 28 febbraio scorso.

Il provvedimento si compone di 18 articoli.

Questa legge definisce in modo più organico rispetto alla disciplina del decreto Balduzzi gli assetti della responsabilità medica e ha come obiettivo quello di rinsaldare la fiducia nel rapporto che intercorre tra professionista della salute e paziente, ridimensionando la mole di contenziosi in ambito sanitario e riducendo il fenomeno negativo della medicina difensiva.

Da un lato si è voluto garantire la possibilità per i medici e gli altri professionisti sanitari di operare in un clima di maggior serenità e chiarezza e dall’altro si garantisce per i pazienti una maggiore trasparenza e tempi certi.

La legge introduce all’art. 1 una dichiarazione di principio, quasi integrativa della normativa costituzionale (art. 32 Cost.) nella parte in cui sottolinea come “la sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività”. Quanto disposto viene poi integrato dai commi successivi che sottolineano la rilevanza per l’ordinamento della prevenzione e della gestione del rischio in ambito sanitario. Il legislatore agli art. 2 e 3 prevede l’istituzione del “Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente” con il compito di raccogliere dati su rischi ed eventi avversi e sugli eventuali contenziosi che saranno poi trasmessi ad un “Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità”. Resta difficile comprendere l’effettiva incisività che avranno questi nuovi organi sul sistema salute.
L’art. 4 titolato “Trasparenza dei dati” contiene al suo interno due innovazioni poste a garanzia del paziente. Il secondo comma di questo articolo prevede che sia le strutture pubbliche che quelle private entro sette giorni dalla richiesta da parte degli interessati aventi diritto forniscano la documentazione sanitaria disponibile del paziente agli interessati aventi diritto, preferibilmente in formato elettronico. Entro trenta giorni la struttura può fornire eventuali integrazioni dei documenti. Utile e a favore del paziente anche la previsione dell’obbligo nei confronti delle strutture pubbliche e private di pubblicare nel proprio sito internet i dati relativi a tutti i risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio. Si noti come gli articoli 5, 6 e 7 costituiscano la parte sostanziale della responsabilità medica e come siano la colonna portante della riforma.
L’art. 5 tratta le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida. Questa disciplina aggiunge una certa obbiettività all’addebito fatto all’esercente professione sanitaria, spostando il metro di misura della responsabilità da tesi personali del consulente a riconosciuti pareri scientifici che, se non altro, possono indirizzare in maniera più oggettiva la decisione del giudice. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministro della salute, previa intesa in sede Conferenza Stato-Regioni, con decreto istituirà e regolerà il Sistema nazionale per le linee guida (SNLG). La responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria è prevista all’art. 6 che introduce nel codice penale l’art. 590-sexies titolato “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”. La Legge Gelli abbandona la differenza tra colpa lieve e grave, introducendo secondo molti una “imperizia perita” difficilmente inquadrabile, infatti il testo prevede che “qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico – assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”.
L’art. 7 riguarda invece la responsabilità civile della struttura e dell’esercente professione sanitaria che viene modificata rispetto a ciò che prevedeva il Decreto Balduzzi. La responsabilità della struttura sanitaria rimane di tipo contrattuale, ai sensi degli art. 1218 e 1228 c.c., anche nel caso essa si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria scelti dal paziente o non dipendenti della struttura stessa. La novità riguarda la responsabilità dell’esercente professione sanitaria che viene considerata extracontrattuale, ai sensi dell’art. 2043 c.c., “salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente”, essendo in questo caso di tipo contrattuale. Sembra che la volontà sia quella di dare copertura legislativa alla “responsabilità da contatto sociale”, abbracciata dalla Cassazione e combattuta dalle compagnie assicurative. Il comma quarto di questo articolo prevede il risarcimento del danno che viene determinato tenendo conto della condotta del medico rispetto alle linee guida, le buone pratiche e l’art. 590-sexies del codice penale. Il danno viene risarcito sulla base delle tabelle di cui agli art. 138 e 139 del codice delle assicurazioni private (D.lgs. n. 209/2005). Un’importante novità è introdotta dall’art. 8 con il “Tentativo obbligatorio di conciliazione” che impone, ai fini della risoluzione delle controversie, come condizione di procedibilità della domanda di risarcimento l’accertamento tecnico preventivo ex art. 696bis c.p.c.. In alternativa a questo è possibile esperire il procedimento di mediazione ex art. 5 comma 1bis d.lgs. n. 28/2010. Se la conciliazione non riesce o il procedimento non si conclude entro sei mesi la domanda diventa procedibile e gli effetti della stessa sono salvi se, entro novanta giorni dal deposito della relazione o dalla scadenza del termine perentorio, è depositato il ricorso di cui agli artt. 702bis e seguenti del c.p.c.. La partecipazione a questo procedimento conciliativo è obbligatoria per tutte le parti incluse le assicurazioni che hanno un obbligo di formulare un’offerta di risarcimento del danno ovvero comunicare i motivi per cui non intendono farla. In caso di mancata partecipazione il giudice con il provvedimento che definisce il giudizio condanna le parti che non hanno partecipato al pagamento delle spese di consulenza e di lite, oltre a una pena pecuniaria, determinata in modo equitativo. L’azione di rivalsa o di responsabilità amministrativa della struttura sanitaria nei confronti dell’esercente professione sanitaria, prevista dall’art. 9 della legge, può essere esercitata solo in caso di dolo o colpa grave ed entro un anno dall’avvenuto pagamento. Perché la decisione pronunciata nel giudizio promosso contro la struttura sanitaria o la compagnia assicuratrice faccia stato nel giudizio di rivalsa è necessario che l’esercente la professione sanitaria sia stato parte del giudizio. L’art. 10 introduce l’obbligo assicurativo (o di adozione di un’analoga misura) per la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e sociosanitaria pubblica o privata verso terzi e verso i prestatori d’opera, comprendente anche i danni causati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture medesime, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento nonché sperimentazione e ricerca clinica. Questo obbligo si applica anche a coloro che operano in regime di libera professione intramuraria, in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina. Le stesse strutture menzionate devono stipulare anche un’assicurazione (o adottare analoga misura) per la copertura della responsabilità extracontrattuale verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie. Il secondo comma introduce l’obbligo di assicurazione a carico dell’esercente la professione sanitaria operante al di fuori di una delle strutture citate o al loro interno in regime libero professionale ovvero che si avvalga delle stesse nell’adempimento di propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Vige obbligo di pubblicità per le strutture sulle coperture assicurative prescelte e all’Ivass è assegnato il compito di vigilanza e controllo sulle compagnie assicuratrici che intendano contrarre polizze con le strutture e con gli esercenti la professione sanitaria. La garanzia assicurativa è delimitata nei suoi limiti temporali dall’art. 11 che prevede una copertura anche per quei eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo e un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentante per la prima volta nei dieci anni successivi alla scadenza e aventi oggetto danni sorti durante il periodo di validità effettiva. Con l’art. 12 si introduce la “Azione diretta del soggetto danneggiato” nei confronti dell’assicurazione, rispettando i limiti delle somme per le quali è stato stipulato il contratto d’assicurazione. L’esercizio dell’azione rimane subordinato al fallito tentativo di conciliazione obbligatorio e non sono opponibili al danneggiato eccezioni contrattuali diverse da quelle stabilite nel decreto di cui all’art. 10, comma 6 della legge stessa. Nel giudizio promosso contro l’assicurazione della struttura sanitaria e sociosanitaria pubblica o privata è litisconsorte necessario la struttura medesima, in quello promosso contro l’esercente professione medica è litisconsorte necessario l’esercente stesso. Tutte le parti hanno diritto di accesso alla documentazione della struttura relativa ai fatti dedotti in ogni fase della trattazione del sinistro. La prescrizione dell’azione diretta nei confronti dell’assicurazione ha gli stessi termini dell’azione verso la struttura o l’esercente professione sanitaria. Le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche o privata e le imprese assicurative che prestano copertura, ai sensi dell’art. 13, devono dare comunicazione all’esercente la professione sanitaria entro 10 giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo del giudizio promosso nei loro confronti. L’avviso viene dato con lettera raccomandata o per mezzo posta elettronica certificata contenenti copia dell’atto introduttivo. Questo obbligo è esteso anche nel caso di avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato. L’art. 14 disciplina l’istituzione del Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, alimentato con un contributo annuale da parte delle compagnie assicurative autorizzate ad assicurare in questo settore. Nei giudizi di responsabilità sanitaria viene riformata dall’art. 15 le modalità di nomina di CTU e periti. Questi ruoli sono affidati dall’autorità giudiziaria a un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti nella disciplina che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento. L’art. 16 modifica i commi 539 e 540 dell’art.1 della legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015) riguardanti norme sulla prevenzione e gestione del rischio sanitario. Infine l’art. 17 contiene una clausola di salvaguardia per cui le disposizioni di questa legge si applicano anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, mentre l’art. 18 disciplina la clausola di invarianza finanziaria.

Ha annunciato in una nota il MEF che “L’Autorità competente italiana (il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze) e l’Autorità competente svizzera (l’Amministrazione Federale delle Contribuzioni) hanno concluso un Accordo per rendere operativo lo scambio di informazioni a fini fiscali attraverso “richieste di gruppo” in base all’articolo 27 della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra l’Italia e la Svizzera.

L’Accordo è in vigore dal 2 Marzo 2017 e definisce le modalità operative per una specifica categoria di “richieste di gruppo” ammissibili. Esso rappresenta un ulteriore importante elemento di collaborazione tra i due paesi verso l’obiettivo di una maggiore trasparenza fiscale, a seguito dell’entrata in vigore (il 13 luglio 2016) del Protocollo di modifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, che ha allineato lo scambio di informazioni tra i due paesi al più recente standard dell’OCSE.

Le richieste di gruppo potranno riferirsi a fatti e/o circostanze esistenti o realizzate a partire dal 23 febbraio 2015 (data di firma del Protocollo) e – in linea con lo standard OCSE – riguarderanno gruppi di contribuenti identificabili in base a determinati schemi di comportamento, senza necessità di elencazione nominativa nella richiesta. L’Accordo riguarda i “contribuenti recalcitranti”, cioè i clienti italiani a cui è stato richiesto dai propri istituti finanziari ma hanno rifiutato di fornire adeguate rassicurazioni sulla regolarità dei fondi depositati presso le istituzioni finanziarie svizzere interessate. Le richieste di gruppo generano elenchi nominativi in risposta, che potranno dare origine ad ulteriori richieste di informazioni più dettagliate.

Le Autorità competenti dei due paesi intendono continuare la proficua collaborazione per rendere operative le richieste di gruppo anche sui conti chiusi e quelli “sostanzialmente chiusi” di pertinenza di clienti italiani.

L’iniziativa è in linea con l’evoluzione del quadro di cooperazione internazionale per la trasparenza fiscale, che include lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali.

Lo scambio automatico consentirà all’Italia di ricevere in via continuativa, a partire da settembre 2017, le informazioni nominative su italiani con disponibilità finanziarie presso un ampio numero di paesi, compresi i maggiori centri finanziari. In tale rinnovato contesto, la recente riapertura dei termini della Voluntary Disclosure rappresenta un’importante opportunità per i contribuenti italiani che intendono regolarizzare la propria posizione fiscale con riguardo alle attività detenute all’estero in violazione delle norme fiscali”.

Di seguito trascriviamo il testo dell’accordo tradotto dall’inglese all’italiano.

Accordo tra le Autorità Competenti della Confederazione svizzera e l’Italia sullo scambio d’informazioni attraverso le richieste di gruppo

Considerato che le Autorità Competenti della Confederazione Svizzera e l’Italia vogliono migliorare le loro relazioni sulla mutua assistenza nelle questioni fiscali;

Considerato che l’Articolo 27 (“Scambio d’Informazioni”) della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana contro la Doppia Tassazione del 9 marzo 1976 (“la Convenzione”) è stata modificata dal Protocollo firmato il 23 febbraio 2015, ai sensi dell’Articolo 26 (“Scambio di Informazioni”) del Modello OCSE di convenzione fiscale sugli investimenti e sul capitale;

Considerato che l’Articolo II del Protocollo del 23 febbraio 2015 ha aggiunto la lettera e-bis) al Protocollo Addizionale del 9 marzo 1976 della Convenzione, che permette, con riferimento all’Articolo 27, inter alia, richieste d’informazioni riguardanti una pluralità di contribuenti se identificati per nome o in modo differente (“richieste di gruppo”);

Considerato che, le Autorità Competenti, tenendo in considerazione il Paragrafo 2.3.4. della «Roadmap sul percorso da seguire nelle controversie fiscali e finanziarie tra Italia e Svizzera» firmata il 23 febbraio 2015, vogliono giungere a un accordo finalizzato a definire una posizione comune sull’individuazione di una specifica categoria di ammissibili richieste di gruppo in linea con l’Articolo 27 della Convenzione;

Considerato che, le Autorità Competenti, prendendo in considerazione la decisione della Corte federale svizzera 2C_276/2016 del 12 settembre 2016 sull’ammissibilità di una richiesta di gruppo di un Paese terzo, hanno concordato che tale accordo dovrebbe essere riferito alle richieste di gruppo per “titolari di conto non collaborativi (recalcitranti)”, e che continueranno a discutere su come gestire, in conformità agli standard OCSE, le richieste di gruppo sui “conti chiusi” e sui “conti sostanzialmente chiusi/vuoti”;

Considerato che, l’informazione scambiata in virtù di questo Accordo rimane confidenziale ed è usata solo per gli scopi fissati nell’Articolo 27 Paragrafo 2 della Convenzione;

Considerato che, in rispetto dell’Accordo tra l’Unione Europea e la Confederazione Svizzera sullo scambio automatico d’informazioni sui conti finanziari per lo sviluppo degli adempimenti fiscali internazionali, che è entrato in vigore il 1 gennaio 2017, lo scambio automatico d’informazioni sui conti finanziari basato sul “Standard comune di relazione finanziaria” (“Common reporting standard”) sarà vincolante tra Confederazione svizzera e Italia dal 2018 riguardo a conti finanziari esistenti dal 31 dicembre 2016 e nuovi conti aperti dal 1 gennaio 2017;

le Autorità Competenti hanno convenuto i seguenti:

Articolo 1 

L’Autorità Competente della Confederazione Svizzera deve procedere, entro i limiti imposti dalla Convenzione e da questo Accordo, richieste di gruppo riguardanti conti tenuti, durante un qualsiasi momento durante il periodo tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016, da residenti italiani correntisti (proprietari di conti) di istituzioni finanziarie situate in Svizzera.

Articolo 2

1. Le richieste di gruppo riguardanti l’Articolo 1 devono riguardare “titolari di conto non collaborativi” (recalcitranti).
2. “Titolari di conto non collaborativi” (recalcitranti) sono privati che sono contribuenti dell’Italia, i cui nomi sono sconosciuti e che sono identificabili mediante i seguenti criteri durante il periodo tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016:
a. il privato è o era un proprietario di uno o più conti di un’istituzione finanziaria situata in Svizzera;
b. il titolare del conto ha o ha avuto domicilio o residenza in Italia (coerentemente alla documentazione bancaria in possesso dell’istituto finanziario situato in Svizzera);
c. è stata spedita una lettera al titolare del conto dall’istituto finanziario situato in Svizzera nella quale lo stesso annuncia la chiusura forzata del conto/i corrente bancario/i eccetto che lui/lei abbia fornito all’istituto finanziario situato in Svizzera il modulo firmato “Tassa sui risparmi UE – Autorizzazione per la Voluntary Disclosure” o qualsiasi altra prova del suo/sua regolarizzazione fiscale (Nota bene: tax compliance è adempimento spontaneo agli obblighi tributari da parte del contribuente) per quel/quei conto/i;
d. nonostante questa lettera il titolare del conto non ha fornito all’istituto finanziario situata in Svizzera adeguate prove di regolarizzazione fiscale;

Articolo 3

Sono esclusi dal campo di applicazione dell’Articolo 2 i conti correnti:
a. che sono stati rivelati entro l’ambito dell’accordo sulla tassazione dei risparmi tra la Confederazione svizzera e l’Unione Europea;
o
b. per i quali un’autorizzazione riguardo al specifico conto è stata presentata all’istituzione finanziaria situata in Svizzera entro l’ambito del programma di Voluntary Disclosure italiano (VDP); o
c. per i quali il complessivo ammontare del conto corrente del contribuente italiano tenuto presso l’istituzione finanziaria situata in Svizzera sia stato regolarizzato entro l’ambito dello Scudo Fiscale italiano e il conto corrente soddisfi tutte le seguenti condizioni (cosi chiamato “rimpatrio giuridico” o “juridical repatriation”):
• l’ammontare totale del conto corrente tenuto presso l’istituto finanziario situato in Svizzera al tempo della firma della dichiarazione anonima (e dei suoi allegati, se vi sono) era equivalente all’ammontare del patrimonio regolarizzato svizzero indicato nella dichiarazione anonima; e
• la dichiarazione anonima è stata firmata dal contribuente e controfirmata e inoltre timbrata (vidimata) da un istituto finanziario situato in Italia; e
• nessun nuovo importo (di denaro) era stato depositato nel conto corrente dopo la data di firma della dichiarazione anonima. Proventi di attività regolarizzate non si qualificano come nuovo denaro; e
• il mandato all’istituto finanziario italiano di agente di ritenuta e intermediario di comunicazione non è stato revocato, salvo che un differente mandato non sia stato affidato a un differente istituto finanziario italiano e tale mandato includa una delega a svolgere ritenute alla fonte (ritenuta fiscale) e obblighi informativi alle autorità fiscali italiane;
o
d. per i quali il contribuente ha fornito prove all’Amministrazione federale delle contribuzioni che il patrimonio sul conto corrente alla fine dell’ultimo anno d’imposta per il quale la scadenza nella dichiarazione dei redditi è scaduta sono stati inclusi nell’apposita dichiarazione dei redditi regolarmente presentata all’Amministrazione fiscale italiana, più specificatamente nel Quadro RW. Se l’importo dichiarato come detenuto con l’istituto finanziario svizzero è superiore al saldo del conto alla fine dell’ultimo anno fiscale del conto in questione, il contribuente deve presentare all’Amministrazione federale delle contribuzioni l’estratto conto/i per quanto riguarda le altre attività con istituti finanziari svizzeri in modo da consentire all’Amministrazione federale delle contribuzioni di esaminare se i patrimoni (beni) dichiarati sono corrispondenti al saldo/i del conto/i corrente/i. Se l’importo dichiarato come detenuto con l’istituto finanziario svizzero è inferiore al saldo del conto alla fine dell’ultimo anno fiscale del conto stesso, l’esenzione dalla comunicazione del conto corrente prevista in questa lettera d) non si applica;
o
e. per i quali l’informazione richiesta è già stata trasmessa all’Autorità Competente italiana previa procedura di assistenza amministrativa.

Articolo 4 

Richieste di gruppo fatte secondo l’Articolo 2 indicheranno i seguenti:
– spiegazione dei criteri di selezione e della ragione del perché essi conducano al sospetto di una evasione fiscale quando combinati insieme;
– persona in Svizzera, che potrebbe essere in possesso delle informazioni richieste (nome dell’istituto finanziario situato in Svizzera);
– periodo sotto investigazione (sotto analisi);
– fini fiscali, cioè indicazione dell’oggetto della tassazione (per esempio reddito, patrimoni) e le relative tasse;
– descrizione dei fatti e degli obiettivi perseguiti, inclusa una dichiarazione che spieghi – basata su evidenze statistiche (allegate dal Volontary Disclosure Program) – che un considerevole numero di contribuenti italiani non ha dichiarato i loro conti correnti tenuti presso istituti finanziari svizzeri, specialmente con l’istituto finanziario svizzero interessato;
– se applicabile, altre fonti che mostrino la inadempienza dei contribuenti italiani riguardo ai loro conti correnti dell’istituto bancario svizzero (includendo numeri specifici, se disponibili);
– copia di una lettera inviata a uno o più contribuente/i italiano/i dall’istituto finanziario svizzero interessato che mostri come l’istituto stesso abbia contattato contribuenti italiani per i quali non era chiaro all’istituto finanziario se i loro conti correnti fossero regolari dal punto di vista fiscale, e con la quale i contribuenti fossero informati della chiusura forzata dei conto/i corrento/i presso quell’istituto finanziario salvo che fosse presentata prova di regolarità del conto/i dal punto di vista fiscale;
– prevedibile rilevanza dell’informazione richiesta all’amministrazione e dell’applicazioni delle leggi nazionali dell’Italia (competenza);
– ogni altra informazione utile per il trattamento delle richieste gruppo.

Capitolo 5 

In risposta a una richiesta di gruppo fatta secondo l’Articolo 2 dalla Competente Autorità italiana, l’Autorità Competente svizzera fornirà le seguenti informazioni:
– dati personali sul presunto contribuente italiano: cognome, nome, data di nascita, ultimo domicilio conosciuto secondo la documentazione bancaria;
– numero/i di conto/i corrente/i;
– saldo del conto/i tra il 28 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016.
Le informazioni di cui sopra devono essere fornite secondo la forma indicata dall’Autorità Competente italiana.

Redatto in duplice copia a Roma il 27 febbraio 2017 e a Berna il 2 marzo 2017.

 

Con la pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate del software di compilazione è entrata nella fase operativa la c.d voluntary disclosure bis.

Il D.L. 22 ottobre 2016 n. 193 ha infatti riaperto i termini per sanare le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale commesse entro il 30 settembre 2016 per coloro che non hanno aderito alla prima voluntary disclosure; la procedura in commento interessa quindi i periodi d’imposta dal 2010 al 2015 (dal 2009 per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale) salva l’applicazione del raddoppio dei termini per le attività localizzate in paesi black list senza accordo nel qual caso i periodi interessati sono quelli dal 2006 al 2015 (dal 2004 per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale).

Come per la prima versione, il vantaggio principale della procedura consiste in una riduzione delle sanzioni e nell’esclusione della punibilità per alcuni delitti.

Quanto alle sanzioni amministrative l’art. 5 L 167/90 dispone che “La violazione dell’obbligo di dichiarazione previsto nell’articolo 4, comma 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3 al 15 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. La violazione di cui al periodo precedente relativa alla detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 6 al 30 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati”.

Ciò significa che la mancata dichiarazione della detenzione all’estero di investimenti o attività di natura finanziaria viene punita:

  • con una sanzione dal 3% al 15% degli importi non dichiarati in caso di attività detenute in paesi white list;
  • con una sanzione dal 6% al 30% degli importi non dichiarati in caso di attività detenute in paesi black list.

Per black list si intende un elenco di paesi in cui esiste un regime fiscale privilegiato la cui caratteristica essenziale consiste nell’avere un livello di tassazione molto basso rispetto a quello italiano. Le black list che interessano la procedura in commento sono due:

  1. quella di cui decreto del Ministro delle Finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999 che individua gli Stati e i territori con regime fiscale privilegiato per le persone fisiche allo scopo di contrastare la fittizia emigrazione all’estero, per finalità prettamente fiscali, di residenti in Italia. In particolare individua per le persone fisiche cancellate dalle anagrafi della popolazione residente alcuni Stati e territori privilegiati.

Tale decreto viene aggiornato costantemente; dal 2014 è stata espunta dalla lista nera la Repubblica di San Marino che ha sottoscritto il 3 ottobre 2013 una Convenzione con lo Stato Italiano per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali;

  1. quella di cui decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001 che individua gli Stati e i territori ai fini della disciplina delle CFC (Controlled Foreign Companies) In pratica la normativa fiscale (art. 167 TUIR) disciplina un’imputazione al soggetto residente dei redditi prodotti da imprese estere da esso controllate, ubicate in Paesi black list, e tale imputazione avviene indipendentemente dall’avvenuta distribuzione.

L’elaborazione della black list ai fini della disciplina della CFC si basa su criteri di scambio di informazioni e dell’adeguato livello di tassazione delle imprese controllate estere.

Una tassazione non inferiore al 50% di quella italiana può essere considerata adeguata per escludere un Paese dalla black list CFC (art. 167, comma 4 del TUIR dispone che “I regimi fiscali, anche speciali, di Stati o territori si considerano privilegiati laddove il livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia”).

Individuati quindi i Paesi e i territori a fiscalità privilegiata – che rileva anche ai fini del raddoppio o meno degli anni accertabili – l’art. 5 quinquies L 167/90 prevede la riduzione delle sanzioni per la violazione dell’obbligo di monitoraggio fiscale alla metà del minimo (quindi ad un valore che oscilla tra il 1,5% ed il 3%) qualora le attività estere siano trasferite in Italia (ovvero in uno Stato UE o in Stati aderenti all’accordo SEE che consentono uno scambio di informazioni con il nostro paese) ovvero l’autore della violazione rilasci all’intermediario finanziario estero il c.d. waiver ossia l’autorizzazione a trasmettere i dati alle autorità nazionali competenti.

Le sanzioni per l’evasione delle imposte dirette ed indirette (e quindi per omessa o infedele dichiarazione), l’adesione alla procedura comporta una riduzione delle stesse al minimo ridotto di un quarto (75% del minimo).

Per ciò che riguarda le sanzioni penali infine l’adesione alla procedura garantisce l’esclusione della punibilità per alcuni delitti di cui al D. Lgs. 74/00 vale a dire per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2), dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), dichiarazione infedele (art. 4), omessa dichiarazione (art. 5), omesso versamento ritenute certificate (10 bis), omesso versamento IVA (art. 10 ter). Non sono infine puniti i reati di riciclaggio (648 bis c.p.) ed autoriciclaggio (art. 648 c.p. ter).

Si rammenta che ai fini della mancata applicazione del raddoppio dei termini e delle maggiorazioni sanzionatorie di cui al DL 78/2009 la Voluntary bis riafferma la necessità che il paese black list in cui sono detenuti gli investimenti o le attività finanziarie abbia sottoscritto un accordo di scambio di informazioni con l’Italia alla data di entrata in vigore del decreto (24 ottobre 2016).

Il termine per la presentazione dell’istanza è fissato al 31 luglio 2017.