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STUDIO LEGALE TRIBUTARIO CARETTA

Associazione tra Avvocati

Il passaggio dall’ICI all’IMU ha avuto conseguenze dirette ed immediate in relazione ai soggetti destinatari dell’agevolazione sui terreni considerati non fabbricabili. È rimasta invariata l’agevolazione ma è cambiata la platea dei destinatari

Ai sensi dell’art. 13 comma e del DL 201/2001 il presupposto impositivo dell’IMU è dato dal “possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa; restano ferme le definizioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

I soggetti richiamati dall’articolo 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del decreto legislativo n. 504 del 1992, sono individuati nei coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola”.

La norma, nello stabilire che il presupposto impositivo è dato dal possesso di qualunque immobile, quindi richiama espressamente le definizioni in materia di ICI (art. 2 D Lgs 504/1992) ossia:

  1. a) per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza; il fabbricato di nuova costruzione è soggetto all’imposta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato;
  2. b) per area fabbricabile si intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità. Sono considerati, tuttavia, non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai soggetti indicati nel comma 1 dell’art. 9, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all’allevamento di animali. Il comune, su richiesta del contribuente, attesta se un’area sita nel proprio territorio è fabbricabile in base ai criteri stabiliti dalla presente lettera;
  3. c) per terreno agricolo si intende il terreno adibito all’esercizio delle attività indicate nell’articolo 2135del codice civile.

Richiamandosi espressamente alle definizioni contenute nella normativa sull’ICI, l’art. 13 comma 2 D.L. 201/2011 ha confermato anche le relative agevolazioni, individuando i soggetti beneficiari (nel secondo periodo).

Con il passaggio dall’ICI all’IMU è stata quindi mantenuta inalterata l’agevolazione, così come definita dall’art. 2, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 504/1992, ma è mutato il requisito soggettivo:

  • per ciò che riguardava l’ICI, i soggetti destinatari dell’agevolazione erano quelli individuati dall’art. 9 del d.lgs. n. 504/1992, ovverosia i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli a titolo principale; si ricorda che per l’art. 58 del d.lgs. n. 446/1997 “si consideravano coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale (IATP) le persone fisiche iscritte negli appositi elenchi comunali previsti dall’art. 11 della legge n. 9/1963, e soggette al corrispondente obbligo dell’assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia”.

Ai fini dell’ICI, le agevolazioni erano quindi riconosciute alle sole persone fisiche e non anche alle società.

  • per ciò che riguarda l’IMU, i destinatari dell’agevolazione sono oggi invece (come chiaramente indica l’art. 13, comma 2, secondo periodo, DL 201/2011) i coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, iscritti nella previdenza agricola.

L’art. 1 del D.L. n. 99/2004 individua l’IAP (figura professionale che ha sostituito l’IATP), in colui che dedica alle attività agricole di cui all’art. 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50 per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50 per cento del reddito globale da lavoro.

Il comma 3 dell’art. 1 estende la qualifica di IAP anche alle società di persone, cooperative e di capitale, anche a scopo consortile, qualora lo statuto preveda come oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 del codice civile e che siano in possesso dei requisiti di legge richiesti.

Imposta Comunale Immobili

Requisito Oggettivo
Requisito Soggettivo
Possesso area fabbricabile Coltivatori diretti
Imprenditore Agricolo a Titolo Principale

 

Imposta Municipale Unica

Requisito Oggettivo
Requisito Soggettivo
Possesso area fabbricabile Coltivatore diretto
Imprenditore Agricolo Professionale


Quindi l’agevolazione relativa ai terreni fabbricabili è oggi estesa anche alle società agricole IAP e non solo più alle persone fisiche.

Infine, con l’avvento dell’IMU è venuto meno anche il richiamo all’art. 59 del d.lgs. n. 446/1997 il quale prevedeva, ai soli fini dell’ICI, che i Comuni potessero limitare ulteriormente il riconoscimento dei benefici facendo riferimento “alla quantità e qualità di lavoro effettivamente dedicato all’attività agricola da parte dei soggetti di cui al comma 2 dell’art. 58 e del proprio nucleo familiare”.

Alle medesime conclusioni è giunto il MEF con risoluzione n. 1 del 28 febbraio 2018 “ai fini IMU sono esenti tutti i terreni agricoli, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del D. Lgs. n. 99 del 2004, iscritti nella previdenza agricola, anche se già pensionati, indipendentemente dalla ubicazione dei terreni stessi, ai sensi dell’art. 1, comma 13 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dagli stessi soggetti, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali, in virtù dell’art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011”.

Dopo le tante polemiche, è stato finalmente pubblicato il Decreto Legge n. 119 del 23.10.2018 attuativo della “pace fiscale” propagandata dal Governo. Il provvedimento fornisce varie opportunità ai contribuenti per definire controversie in essere con l’amministrazione finanziaria o di prevenire futuri accertamenti.

Vediamo in sintesi quali sono.

  1. Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione. Per IVA, Irap e imposte sui redditi chi ha ricevuto un processo verbale di constatazione prima del 24 ottobre 2018 potrà regolarizzare le violazioni accertate dagli uffici presentando una dichiarazione integrativa entro il 31 maggio 2019. Ai fini della regolarizzazione sarà sufficiente versare le sole imposte accertate dagli uffici senza applicazione di alcuna sanzione. Il pagamento è dilazionabile fino a 20 rate trimestrali.
  2. Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento. Avvisi di accertamento, avvisi di rettifica e di liquidazione e atti di recupero notificati entro il 24 ottobre 2018 non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data, possono essere definiti con il pagamento delle somme complessivamente dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro il 23 novembre 2018 o, se piu’ ampio, entro il termine di impugnazione dell’atto notificato. La norma si applica anche agli accertamenti con adesione già sottoscritti con l’ufficio alla data di entrata in vigore del decreto. Le somme dovute sono dilazionabili fino a 20 rate trimestrali.
  3. Rottamazione “ter”: estinzione dei ruoli affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2017 mediante pagamento del solo tributo senza sanzioni e interessi in dieci rate semestrali.
  4. Stralcio dei debiti fino a mille euro. Opererà automaticamente senza necessità di istanza da parte del contribuente per i debiti di qualsiasi natura affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010.
  5. Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea: meccanismo analogo alla definizione agevolata dei ruoli, con alcune deroghe relative agli interessi di mora ed alle scadenze di pagamento.
  6. Definizione agevolata delle controversie tributarie. Le liti tributarie di cui è parte l’Agenzia delle Entrate pendenti alla data del 24 ottobre 2018 potranno essere definite mediante pagamento entro il 31 maggio 2019 del solo valore della controversia, dunque del solo tributo oggetto di contestazione al netto di interessi e sanzioni. Il pagamento potrà essere rateizzato fino a 20 rate trimestrali. In caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale depositata entro il 24 ottobre 2018 le controversie possono essere definite con il pagamento: a) della meta’ del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado; b) di un quinto del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado. Dagli importi dovuti si scomputa quanto versato dal contribuente in corso di giudizio per effetto della riscossione provvisoria.
  7. Dichiarazione integrativa speciale. Viene data possibilità a tutti i contribuenti di emendare le dichiarazioni fiscali presentate fino al 31 ottobre 2017, con possibilità di integrare gli imponibili di ciascuna imposta entro il limite di € 100.000,00. Sui maggiori imponibili dichiarati, ai fini delle imposte sui redditi si applica un’imposta sostitutiva di aliquota pari al 20%; mentre ai fini dell’IVA si applica l’aliquota media risultante dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili e il volume d’affari dichiarato. Il versamento può essere rateizzato in dieci rate semestrali. La definizione è preclusa a coloro che hanno completamente omesso la dichiarazione nel periodo o sono già sottoposti a verifiche.
  8. Regolarizzazione per società e associazioni sportive dilettantistiche. Le ASD e le SSD possono aderire a tutte le precedenti procedure ma con condizioni di ulteriore vantaggio:
    • Gli avvisi di accertamento potranno essere definiti mediante il pagamento del 50% dei maggiori tributi richiesti, fatta eccezione per l’IVA;
    • In caso di lite pendente, mediante il 40% del valore della lite, ridotti al 10% e al 5% in caso di soccombenza dell’ufficio rispettivamente in primo o in secondo grado; aumentati al 50% invece in caso di soccombenza della SSD o ASD nell’ultima pronuncia emesse;

Le medesime potranno avvalersi della dichiarazione integrativa speciale ma solo nel limite di € 30.000,00 di imponibile annuo.

 

 

E’ entrato in vigore dal 14/07/2018 il DL 87/2018 (c.d. Decreto Dignità) con il quale, in materia lavoristica, sono state apportate modifiche alla disciplina dei contratti di lavoro a tempo determinato, alla disciplina della somministrazione ed al regime sanzionatorio dei licenziamenti ed introdotte misure per contrastare la delocalizzazione e per salvaguardare i livelli occupazionali.
Contratti di lavoro a tempo determinato
Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a 12 mesi (e non più 36, come la precedente disciplina); tuttavia, il contratto può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i 24 mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.
In caso di rinnovo, il contratto dovrà sempre riportare la specificazione di una delle suddette esigenze legittimanti l’apposizione di un termine al contratto di lavoro; diversamente, in caso di proroga, l’indicazione della causale è necessaria solo quando il termine complessivo ecceda i 12 mesi (n.b.: tali disposizioni non si applicano ai contratti per attività stagionali che possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza di una esigenza specifica).
Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni, l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall’inizio della prestazione
Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a ventiquattro mesi (e non più 36), e, comunque, per un massimo di quattro volte (e non più 5) nell’arco di ventiquattro mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.
Si precisa che, le suddette previsioni normative riguardano i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dopo il 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del DL 87/2018), nonché i rinnovi e le proroghe dei contratti in corso alla medesima data, con esclusione dei contratti stipulati dalle PA, ai quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del medesimo DL.
Il contributo addizionale a carico del datore di lavoro (pari all’1,40% della retribuzione imponibile) è aumentato dello 0,50% per ogni rinnovo, anche in somministrazione.
Viene infine innalzato a 180 giorni il termine (decorrente dalla cessazione dl ogni singolo contratto) per contestare la legittimità del contratto.
Somministrazione
In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra società di somministrazione e lavoratore somministrato è soggetto alla normativa di cui al Capo III D.Lgs. 81/2015, con esclusione degli artt 23 (limiti quantitativi) e 24 (diritto di precedenza).
n.b. : il DL 87/2018 non ha invece introdotto modifiche alla normativa che disciplina il contratto tra società di somministrazione.

Regime sanzionatorio dei licenziamenti
Innalzati rispettivamente da 4 a 6 e da 24 a 36 mensilità le indennità minime e massime da corrispondere al lavoratore ai sensi dell’art. 3, c. 1, D.Lgs.23/2015 in caso di licenziamento illegittimo (n.b.: conseguentemente, ai sensi dell’art. 9 D.Lgs.23/2015, per i datori fino a 15 dipendenti l’indennità minima in caso di licenziamento illegittimo viene innalzata da 2 a 3 mensilità).
Misure per contrastare la delocalizzazione e per salvaguardare i livelli occupazionali
Le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio se, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata, l’attività economica interessata dallo stesso o una sua parte è delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo. La decadenza comporta il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.
Le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio se, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato, l’attività economica interessata dallo stesso o una sua parte è delocalizzata dal sito incentivato in favore di unità produttiva situata al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito nazionale, dell’UE e degli Stati SEE. In tal caso, l’importo dei benefici fruiti dovrà essere restituito, maggiorato di interessi.
Le imprese italiane ed estere che beneficiano di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.
Si precisa che le disposizioni indicate sono immediatamente operative, fermo restando eventuali modifiche al testo del decreto all’atto della conversione in Legge.