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STUDIO LEGALE TRIBUTARIO CARETTA

Associazione tra Avvocati

In una recente sentenza (n. 23300 del 23 aprile 2021) la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità di una società di capitali per il delitto di truffa in danno dello Stato commesso dagli amministratori nel suo interesse o vantaggio nel caso in cui sia stata dichiarata la prescrizione del reato presupposto (quello commesso dagli amministratori).

Nel caso di specie gli amministratori della società avevano effettuato operazioni illecite finalizzate alla truffa. Nel corso del processo, infatti, era emerso che gli amministratori avevano predisposto falsa documentazione allo scopo di ottenere dallo Stato un finanziamento di oltre 1.200.000,00 euro che avrebbe dovuto essere utilizzato per la realizzazione di un impianto industriale.

La Suprema Corte, nella sentenza sopra indicata, ha statuito che “in caso di truffa ai danni dello Stato finalizzata ad ottenere un cospicuo finanziamento in conto capitale in assenza dei presupposti, il reato risulta commesso proprio nell’interesse della persona giuridica che detti capitali ottiene ed utilizza per la propria attività mentre diversamente sarebbe ove fosse stato dimostrato che il finanziamento illecito era stato immediatamente distratto a vantaggio esclusivo dei soci”.

La società è stata quindi ritenuta responsabile per il reato commesso dai suoi amministratori, vale a dire da uno dei soggetti indicati  dall’art. 5 del D. Lgs. 231/2001.

La sentenza, tuttavia, rileva per altro aspetto.

La Cassazione, infatti, in applicazione del dettato dell’art. 8 del D. Lgs. 231/2001, ha evidenziato come la responsabilità amministrativa delle società sia autonoma rispetto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato ed essa si affianca a quest’ultima.

Per tale motivo, la Società è stata condannata per il delitto di truffa in danno dello Stato nonostante il reato presupposto fosse stato dichiarato prescritto e gli amministratori non puniti.

La Società è stata considerata responsabile poiché il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio dagli amministratori (art. 5, comma 1 del D. Lgs. 231/2001).

Per il D Lgs 231/01 la responsabilità amministrativa di una società è esclusa in due casi:

  • se essa ha, tra l’altro, adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei reati, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati stessi;
  • se i soggetti apicali e/o i loro sottoposti hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte:

  • la società non ha adottato e/o efficacemente attuato un modello idoneo a prevenire il reato di truffa disciplinato all’art. 24 del D. Lgs. 231/2001;
  • il reato presupposto è stato commesso dagli amministratori della società, soggetti considerati dal D. Lgs. 231/2001 come “apicali”;
  • il reato presupposto è stato compiuto nell’interesse o vantaggio esclusivo dell’ente e
  • l’ente è stato condannato nonostante fosse prescritto il reato presupposto commesso dagli amministratori.